W-eye, il legno protagonista tecnologico

Non cadiamo nel banale se diciamo che gli occhiali che nascono a Pavia d’Udine siano un prodotto diverso da ogni altro. Per la conoscenza tecnologica e la cura maniacale che accompagna la nascita di ogni singolo occhiale, attraverso un percorso che unisce emozione e tecnica

Ci sono tanti modi di intendere il mestiere del costruttore di occhiali. Il primo discrimine è l’area qualitativa in cui andare a collocarsi. Ci sono i produttori del far east che costituiscono un tanto al chilo e ci sono i costruttori che invece hanno fatto dei propri prodotti un simbolo di qualità e di stile. Nel caso della qualità il discorso è più che noto a ciascuno di noi, nel verso delle stile invece, intervengono elementi personali che sempre più è difficile andare a individuare e discernere secondo regole rigide. Certo è che se il prodotto è di qualità e anche di stile, si nota subito e molto bene.

Nel caso di W-eye e di Doriano Mattellone, la sintesi fra queste due linee guida è stata individuata, perseguita e realizzata con grande determinazione, senza lasciare a chicchessia il minimo dubbio.

Alla base del lavoro di Mattellone e del suo gruppo ci sono due elementi che non possono essere che vissuti contemporaneamente: la passione per il legno e quella per le cose belle e di qualità.

La prima viene dalla storia di Doriano Mattellone che è nato e cresciuto nel mondo del legno, in una famiglia che del legno ha sempre fatto il proprio lavoro. La seconda è la passione per le cose belle e il desiderio di imparare ogni giorno una cosa nuova. E questo si comprende parlando con Doriano Mattellone e discutendo di tutto quello che possa capitare incontrando una persona di cultura e dotata di una curiosità e un desiderio di crescere ogni giorno, che difficilmente si riscontra altrove.

“IL percorso che mi ha portato a far nascere gli occhiali W-eye – ci racconta Doriano Mattellone – è sicuramente un po’ diverso dal solito. Qui ad essere elemento di congiunzione fra passato e presente non è la conoscenza di una tipologia di prodotto, ma della tecnologia che serve per lavorare il legno nel migliore dei modi.”

Non a caso Mattellone attraversa tutte le fasi che portano alla conoscenza della materia prima: da utilizzatore di legno per produrre oggetti, a costruttore di stampi per lavorare il legno fino all’ingresso nel mondo degli occhiali per proseguire nel suo viaggio attraverso le opportunità che questo materiale davvero unico può offrire a chi lo ama e lo rispetta. D’altra parte con una vita professionale scavata nel legno, proseguire sula strada dell’evoluzione della propria conoscenza era quasi naturale. A questo si aggiunge l’arrivo dei figli nell’orbita aziendale. A partire dal minore seguito a distanza di un po’ di tempo dall’altro che nel frattempo aveva deciso di specializzarsi lavorando all’estero.

“ La mia vita professionale – ci racconta Doriano Mattellone si è sempre svolta a contatto con il legno. Agli occhiali sono arrivato solo dopo trent’anni di lavoro: negli anni 2000. E come sempre ci sono arrivato con una cambio di direzione netta, anche se era già un po’ che con i miei figli stavamo approcciando l’oggetto. Poi nel 2007 decidemmo di partire seguendo un nostro percorso tecnologico che ci differenziasse davvero e non solo a parole da chiunque altro.Il desiderio era di fare del legno non solo un aspetto caratterizzante sotto il profilo estetico, ma anche e soprattuto per ciò che concerne le sue caratteristiche meccaniche e dinamiche.”

In effetti in quegli anni c’erano già sul mercato occhiali realizzati in legno, ma la strada tecnologica seguita nel caso di Doriano Mattellone e dei suoi W-eye, era del tutto differente. C’era anche in questo caso il sogno e la necessità personale di produrre un tracciato diverso e innovativo. Nel caso dei W-eye, il passo stava proprio nel modo tecnologico di pensarli e realizzarli.

“ Per me – prosegue Mattellone – c’erano alcune regole da rispettare: la prima era che doveva trattarsi di un prodotto costruito su basi innovative e quindi davvero nuovo sul mercato; la seconda era che ci dovesse essere non solo un prodotto di qualità, ma anche un prodotto di buon gusto e capace di dire la sua in un panorama certamente non facile.”

Il primo step era quindi individuare il modo di esaltare le qualità del legno, senza però fargli perdere le sue caratteristiche naturali. Dandogli una possibilità espressiva differente da tutto ciò che si era visto fino al quel momento. Così l’idea di realizzare gli occhiali con una serie di strati di legno da mezzo millimetro inframmezzati da due fogli di alluminio che avessero lo scopo di garantire elasticità e resistenza all’insieme.

“ In effetti – spiega Mattellone – volevamo qualcosa di ancora più resistente ed elastico: da qui la scelta di selezionare fogli di legno, ricavati sia per sfogliatura che per tranciatura, in modo da avere fibre orientate in modi differenti in fase di costruzione. Questo con lo scopo di incrementare la robustezza e mantenere la migliore elasticità. All’interno di questo sandwich, i fogli di legno vengono intercalati da due fogli di alluminio. Il compito è contribuiree a completare le caratteristiche meccaniche e dinamiche dell’occhiale. Non è un processo qualsiasi: lo abbiamo studiato per anni ed è anche oggetto di brevetto.”

Abbiamo avuto modo di seguire la nascita di un occhiale W-eye e sinceramente è un processo per molti versi emozionante. Non solo perché rappresenta la massima espressione della cura maniacale dei dettagli, ma anche perché da una parte è evidente d’essere a contatto con un mondo di livello tecnologico mentre dall’altra non si è perso neppure un grammo della delicata passione dell’artigianalità. Questo insieme di caratteristiche e specificità è il segnale che siamo davanti a qualcosa di davvero particolare. L’unione fra tecnologie tipiche del legno e le machine a controllo numerico che possono ( solo loro) garantire livelli di precisione e di costanza della qualità unici sono parte integrante della qualità e del processo W-eye.

Ci è piaciuto vedere come vengono scelti i fogli delle varie essenze di legno e uniti fra loro in funzione della richiesta da soddisfare. L’unicità del progetto W-eye sta anche qui, nella estrema possibilità di scegliere i colori e le trame che caratterizzeranno il risultato finale. Per rendersene conto basta sfogliare i cataloghi di W-eye. Le centinaia di possibilità per ciascuno dei modelli offerti fanno di qualsiasi occhiale prodotto a Pavia d’Udine un pezzo unico e di alto design.

E proprio nelle fasi finali della costruzione di un occhiale W-eye torna a fare capolino l’artigianalità. L’importanza del tocco caldo della sapienza umana. Perché è anche qui che nasce la differenza: ogni occhiale è finito e controllato manualmente, proprio per assicurare non solo la qualità ma anche il piacere estetico e tattile del prodotto. E per finitura non ci riferiamo a un semplice lavoro di lucidatura, ma a qualcosa di molto più profondo che se eseguito con periodicità ( altra caratteristica a dir poco unica del legno) può rendere la vita di questo prodotto molto più lunga e apprezzata.

Non esageriamo se parlando di questo prodotto rimandiamo alla tradizione più sofisticata della manifattura italiana.

Limitarsi però al solo aspetto produttivo dell’occhiale W-eye sarebbe ingiusto per chi ha accompagnato Doriano Mattellone in questa avventura. Ci riferiamo a Matteo Ragni che ha accompagnato Mattellone nella definizione delle forme e delle collezioni fin dagli albori nel 2009, aiutando a sintetizzare nell’aspetto i concetti di leggerezza ed elasticità che questo prodotto garantisce.

Che il lavoro fatto da Mattellone e Ragni fosse qualcosa di davvero speciale era palese fin dall’inizio e le conferme arrivarono in pochissimo tempo. Infatti insieme ai successi commerciali arrivano quelli accademici. E arrivano con un ritmo che non può lasciare indifferenti: nel 2011 la montatura W-eye è selezionata per il Silo d’Or, il premio più conosciuto e riconosciuto al mondo in questo settore. Il bis arriva con il modello King solo due anni dopo. I riconoscimenti arrivano anche da altre fonti non meno importanti: il Premio nazionale per l’innovazione della Presidenza della Repubblica Italiana nel 2011 , quando è selezionato anche dall’Adi Design Index. Nel 2012 entra nel museo della Triennale di Milano, che raccoglie i migliori prodotti di design italiano. Nel 2013 è l’ora del Premio per l’Innovazione dell’ADI Design Index.

Un prodotto di qualità però non sempre è sufficiente a vincere sul mercato. Serve una organizzazione commerciale in grado di assistere, proporre e vendere al meglio.

“ Sono di quelli che credono ci si debba migliorare sempre – conclude Doriano Mattellone – e sono altrettanto convinto che se non hai più voglia e spazi per migliorarti tu debba seguire nuove strade. I nostri prodotti sotto questo punto di vista devono crescere per ciò che concerne la varietà dell’offerta e la capillarità commerciale, ma ci stiamo lavorando. D’altra parte il successo già nei primissimi anni di vita del marchio ci hanno preso un po’ in contropiede e quindi abbiamo dovuto per certi versi seguire l’onda del mercato. Adesso è giunto il momento di dare forma definitiva al progetto stabilizzando e dando alla nostra rete commerciale il respiro che merita.”

Anche sotto questo punto di vista in casa Mattellone ci si è organizzati al meglio suddividendo i compiti commerciali e produttivi fra Doriano e i suoi due figli che lo accompagnano in questo viaggio fin dal primo giorno, formando una squadra che definire perfetta e vincente è il minimo sindacale.