Pinoptik: uniti e vincenti

Pinoptik nasce nel 1979 quasi per caso. Ma non è un caso se oggi è una delle aziende meglio strutturate del settore con un livello di qualità produttiva che non sono in molti a poter vantare

Per riassumere lo spirito che anima Pinoptik basta descrivere la scena davanti alla quale ci siamo trovati non appena entrati in azienda e accomodati in una sala riunioni. Cinque persone schierate davanti a noi: Giancarlo, Elena, Fabio, Monia e Ketty. Giancarlo e Elena sono i genitori e fondatori dell’azienda, Fabio Monia e Ketty invece sono i figli che oggi la gestiscono insieme ai genitori.

Lo spirito che emerge è la compattezza della famiglia, la forza che li rende uniti e solidali. Sentirli parlare alternandosi nelle frasi e nei racconti dà la sensazione di essere davanti a un unico racconto narrato da voci diverse nel timbro ma identiche nello spirito. La storia di Pinoptik inizia quasi per caso, è proprio così, alla fine degli anni ‘70: “ Era il 1979 – ricorda Giancarlo Bavaresco – e un amico mi disse che aveva bisogno di poter offrire alla propria clientela le anime delle aste già saldate alle cerniere. Nella sua azienda aveva dei macchinari da potermi dare in comodato d’uso. Gli risposi che dovevo pensarci che non ero convinto. Il tempo che il mio amico mi lasciò a disposizione era molto meno di quanto io stesso potessi immaginare. Dopo pochissimi giorni, il sabato mattina, sentii suonare alla porta di casa e mi trovai davanti il mio amico, un camion con sopra delle macchine per produrre aste e una bolla di accompagnamento da firmare per ricevuta. Caddi dalle nuvole. Non sapevo quasi dove metterli quei macchinari….”

Ormai però la decisione era inevitabile e Giancarlo decise di piazzare le macchina in un angolo della sua abitazione e nel frattempo continuare a fare il suo lavoro di attrezzista e stampista presso l’azienda per cui operava. Un lavoro faticoso nonostante l’aiuto della moglie Elena. “Tutto iniziò in settembre e alla fine dell’anno avevo già emesso le mie prime due fatture. La cosa importante – prosegue Giancarlo – è che dopo aver realizzato i primi stampi e stampato e consegnato le prime anime tagliate e saldate con le cerniere, mi accorsi che il mio lavoro era apprezzato”.

Così da un piacere fatto a un amico nacque la Pinoptik. Giancarlo stampava, Elena saldava. Un binomio che a distanza di quasi 40 anni ancora funziona egregiamente. Lo scantinato e l’area antistante la casa in cui la famiglia Bavaresco viveva si era trasformata in una vera e propria fabbrica domestica. Ogni stanzetta del seminterrato aveva un piccolo reparto e nel corridoio c’era una pressa per stampare le aste.

Ai due fondatori nel frattempo si aggiungevano di tanto in tanto i figli che seppur poco più che bambini, iniziavano ad essere attratti dai macchinari e dal lavoro che si svolgeva sotto i loro piedi. Finiti i compiti il loro gioco spesso era fatto di piccoli lavoretti fatti nell’officina di famiglia.
Sembrava che le cose potessero finalmente prendere una piega di maggiore tranquillità, quando a Giancarlo Bavaresco si presentò un cliente con una richiesta un po’ fuori dall’ordinario: “Invece di ordinarmi come al solito le aste saldate con le cerniere – spiega ancora – mi chiese di realizzare un intero paio di occhiali”. Eravamo nel 1984.

Iniziò così una nuova stagione per la Pinoptik che in beve tempo prese il volo anche nella produzione di occhiali in metallo e con questi arrivò anche una nuova sede. Era un’epoca diversa, molto differente da quella che viviamo oggi. “Allora – racconta Monia Bavaresco entrata in azienda alla fine degli anni ‘80 – i clienti arrivavano da soli. C’era richiesta in abbondanza e fino a metà degli anni ‘90 è stato così. Poi è arrivata la concorrenza cinese e anche noi, che nel frattempo ci eravamo trasferiti in questa nuova sede più grande e con maggiori esigenze produttive, ci siamo organizzati commercialmente partecipando alle prime fiere di settore, al MIDO in primo luogo”.

A ruota arrivarono anche Fabio e Ketty. Era l’inizio degli anni ‘90 e insieme alla seconda generazione c’era anche una serie di scelte importanti che diedero alla Pinoptik una organizzazione da azienda strutturata.
“Era giunto il momento di dare una fisionomia più completa alla azienda – spiega Fabio Bavaresco – da parte mia organizzai un magazzino per le materie prime, informatizzai ciò che si poteva informatizzare e comprai il primo sistema CAD. Costava una follia, ma era quella la strada per proseguire verso la crescita e il futuro”. Al CAD seguirono investimenti in impianti in macchinari fino a fare della Pinoptik una realtà a ciclo completo, che nel settore degli occhiali è cosa non molto diffusa.

“La nostra azienda – spiega Ketty Bavaresco – è cresciuta su queste basi. Nessuno ha mai preso una lira più del necessario dall’azienda e tutto è sempre stato reinvestito. Ma il risultato è sicuramente positivo. Se oggi l’azienda è cresciuta è proprio perché ci abbiamo creduto, ci abbiamo messo cuore anima e soprattutto serietà”.

Oggi Pinoptik è un esempio di sintesi di ciò che si intende per Made in Italy. Una realtà in cui il livello di sofisticazione elevatissimo si sposa al meglio con la voglia del bello, che solo il design e l’artigianalità italiane riescono a esprimere in pieno.

Tanto che al suo interno, come scrivevamo prima, produce tutte le parti che compongono l’occhiale: partendo da un reparto di prototipazione con stampanti 3D, arrivando alla produzione degli stampi e della componentistica. Tutto questo grazie all’adozione di macchine e impianti di primo livello ed alla scelta di essere padroni della conoscenza. Non è quindi un caso che chi si rivolge a Pinoptik non debba fare altro che presentarsi con una bozza di idea, a volte senza neppure quella. Perché in azienda ogni passo verrà seguito e realizzato con la massima cura. Il workflow è scandito passo dopo passo e seguito con la massima attenzione proprio per fare in modo che dal portone di Pinoptik esca un prodotto di qualità in grado di ricordare la piacevolezza e la preziosità degli artigiani nostrani.