Lucio Stramare: occhiali, una questione di cultura

Stile Italiano è molto più di un luogo in cui si progettano occhiali. È un luogo in cui si vive da vicino il grande lavoro culturale che c’è dietro un paio di occhiali da centinaia di anni

Si dice che ci siano persone predestinate. Nel bene come nel male. E Lucio Stramare a nostro parere ne è un esempio. A partire dal nome che sua mamma scelse quando nacque.
Però prima di arrivare a un po’ di necessaria cronistoria della vita di Lucio Stramare, è bene capire cosa sia Stile Italiano, il suo atelier. Al piano terra dello stabile una collezione (piuttosto importante a onor del vero) itinerante di occhiali. Modelli a partire dal XIV secolo fino ai tempi nostri: un viaggio profondamente culturale attraverso questo mondo che Stramare ama in maniera assoluta. Per rendersene conto è sufficiente seguirlo e ascoltare le sue spiegazioni. Si vive in breve tempo un viaggio lungo centinaia di anni in un mondo affascinante. “Gli occhiali – ci spiega Stramare – sono uno degli elementi alla base della crescita della nostra civiltà. Se non ci fossero stati gli occhiali il livello culturale dell’uomo sarebbe molto più basso”. Non è una affermazione banale, anzi. È tutt’altro che una banalità, pur partendo da un concetto assolutamente logico e condivisibile.

Ma l’amore per gli occhiali non si ferma al passato e alla raccolta di preziosi reperti in grado di raccontare il progresso dell’uomo attraverso i suoi occhi. È sufficiente salire di un piano ed entrare nell’open space che divide con i suoi più stretti collaboratori. A sinistra una parete intera lunga molti metri è tappezzata di cassetti da ottico, sono quasi 200. Ciascuno è pieno all’inverosimile di occhiali. Il totale è una collezione da quindicimila pezzi. A disposizione di Lucio e dei suoi clienti. “È il mio mondo delle idee – ricorda Stramare – quello che è qui dentro ha un valore emotivo e culturale a dir poco immenso. Qui c’è la storia dell’occhiale degli ultimi decenni. Ce ne sono di ogni tipo, forma, materiale e finitura. A me serve per trovare ispirazioni. Non tanto nelle forme ma nei particolari. È stupendo cercare di carpire significati nuovi alle idee del passato, regalando loro una nuova vita attraverso il lavoro di interpretazione e di adattamento alle nuove tecnologie produttive disponibili”. Capiamo bene quindi come sia coinvolto un cliente Stile Italiano quando arriva a discutere il progetto di un nuovo prodotto. Perché per Stramare non è un semplice insieme di idee, ma la coniugazione di sensazioni, emozioni che saltano fuori quando meno te lo aspetti.

La cultura di Stramare in materia di occhiali è davvero impressionante. Cita modelli, forme, colleghi designer, aziende produttrici e marchi, per poi tuffarsi in una spiegazione senza limiti temporali andando ad aprire a colpo sicuro il cassetto giusto e mostrandoci ciò di cui stava disquisendo. E per ogni occhiale mostrato c’è una storia, un aneddoto, un ricordo. Noi questa cosa la chiamiamo passione. Che poggia su solide basi culturali. Per questo ha un valore ancora più grande.

“A dare lo slancio a questa collezione – ricorda Stramare – fu un biglietto di Vivienne Westwood con cui avevo un rapporto di lavoro. Amavo il design ma non avevo ancora sviluppato l’amore per la ricerca, per la tradizione. Rispose a un mio biglietto in modo molto semplice con queste parole: pochissimi hanno l’umiltà di guardare indietro e di studiare ciò che già è stato fatto. Ma non c’è modernità senza sapienza e creatività senza tradizione.
“Fu una fulminazione – ricorda Lucio Stramare – così accanto alla creazione di modelli iniziai a raccogliere occhiali in ogni luogo in cui andassi. Li cercavo li catalogavo suddividendoli. Oggi ce ne sono oltre quindicimila e li uso per discutere, ispirarmi e guidare i clienti verso scelte di forme e materiali.”
Mettersi alla scrivania con Stramare non è farsi raccontare come nasce un occhiale, è un viaggio dentro questo mondo. Viaggio fra sensazioni e realtà, fra materiali e forme, fra storie e racconti, di colpo tutto il resto sembra superfluo. Ma superfluo non è: come nel nome Lucio (ispirato a Santa Lucia protettrice della vista) scelto dalla mamma perché secondo i medici, una lesione congenita alla retina avrebbe potuto nel tempo fargli perdere la vista. Una coincidenza per lo meno particolare per uno che con i suoi occhiali ha poi vestito i volti di mezzo mondo.

A casa di Lucio gli occhiali erano strumento di sostentamento per una famiglia che aveva perso troppo presto il principale sostegno e che vedeva il piccolo Lucio passare le sue ore extra scolastiche a assemblare cerniere e alette per due delle aziende più note in quegli anni nella zona di Segusino.
“La scelta dopo la morte di mio padre avvenuta quando avevo undici anni – ricorda Stramare – era fra il collegio o il lavoro dopo la scuola per aiutare mia mamma e mia sorella, che non aveva ancora compiuto due anni. Inevitabile che in quella fase della mia vita non amassi gli occhiali. Li vedevo come una incombenza pesante sulla mia quotidianità e soprattutto li vivevo come un dovere”. Fra scuola e occhiali arrivò il diploma di geometra, e anche l’iscrizione ad Architettura. Un sogno spezzato sul nascere perché l’obbligo di frequenza era incompatibile con le ristrettezze in cui la sua famiglia viveva.

Il solo passo possibile quindi – ancora un volta – era rimboscarsi le maniche e andare a lavorare. L’azienda, uno dei marchi storici della manifattura di occhiali: Filos – altra coincidenza – di proprietà di cugini di Stramare. Lì Lucio rimane per otto anni, divenendo responsabile della produzione dei modelli in metallo. Ed è proprio in quel periodo che si affaccia, in modo sporadico, alla progettazione e alla creazione dei suoi primi occhiali. Fare il dipendente a vita però non era la sua strada: insieme a tre colleghi fondò Arlecchino dove iniziò ufficialmente la carriera di designer: una carriera ancora a metà visto che la parte di lavoro dedicata a creare era davvero minima. Arlecchino comunque aveva una clientela ampia e di livello. E da uno di questi venne la proposta di staccarsi e di andare a fare il designer a tempo pieno. Per Stramare era una opportunità con uno dei marchi più in voga in quel momento: Aprila eyewear. I marchi che venivano trattati in azienda erano già allora di tutto rispetto: Trussardi, Walt Disney, Les Copains.

Nel 1991 un altro salto in avanti: Aprilia cede l’azienda di occhiali a quattro suoi dirigenti fra cui anche Stramare. Così Aprilia Eyewear divenne Italiana Occhiali. Infine il ritorno a Filos. Una vicenda ricca di emozioni questa volta, fra cui anche il passaggio a una multinazionale del settore e ancora avvenimenti e racconti che ci portano dritti al 2006, quando nasce Stile Italiano. L’azienda che rappresenta il frutto di tanti anni di lavoro e di esperienza. Anni di ricerca incessante nel design, nei materiali, nelle tecnologia. Anni in cui il ruolo di Stramare ha trovato conferme ovunque nel mondo, grazie anche al gruppo di persone che hanno scelto di lavorare con lui. Persone che hanno una assoluta immedesimazione nell’idea che dietro un paio di occhiali ci siano cultura, storia e tecnologia. “Non volevo che Stile Italiano fosse una realtà, per quanto specializzata e innovativa, dedicata solo alla creazione e produzione di occhiali. Il desiderio – spiega ancora Lucio Stramare – era riuscire a trasmettere i valori di cultura che stanno dietro un semplice paio di occhiali”.
Dietro un paio si occhiali c’è un processo mentale non diverso da quello che deve sviluppare chi cerca di sintetizzare un pensiero, facendolo evolvere in modo continuo. Stile Italiano ci ha regalato la certezza che ci sia una grande opera di mediazione fra pensiero e realtà. Mediazione realizzata attraverso la capacità di sintesi che è qualità di pochi. Sicuramente di Lucio Stramare e di chi con lui studia e progetta. Non è un modo di dire: gli occhiali sono da centinaia di anni espressione del nostro tempo e il loro ruolo è ancora oggi centrale rispetto alla storia dell’uomo.
“Con le persone che lavorano qui – ci conferma Stramare – ci siamo scelti reciprocamente. Proprio perché il nostro è un lavoro in cui l’aspetto culturale è importante e senza intesa profonda non c’è scambio e crescita reciproca”. L’elenco delle aziende che nel corso degli anni hanno beneficiato della mano e delle idee di Lucio Stramare è a dir poco imbarazzante. Ne abbiamo contate decine, molte decine. E per ciascuna di queste c’è una parola di amicizia, di delicatezza, di riconoscenza. Il perché sta ancora una volta nella convinzione di Lucio Stramare che gli occhiali ancor prima di un business e di un accessorio di moda, siano cultura e come tutte le cose inerenti la cultura, anche gli occhiali devono essere trattati con semplicità di modi, rispetto e delicatezza.