Key Optical Europe, dal Jura alla Toscana

Rappresentante di una famiglia che da quattro generazioni opera nel mondo dell’occhialeria, Sabrina rege Turo ha fondato la sua azienda in Italia oltre 20 anni fa

Sabrina Rege Turo è l’animatrice e fondatrice di Key Optical Europe (KOE), azienda di Scarperia e San Pietro nata oltre venti anni fa. A dirla fino in fondo però, si dovrebbe ricordare che Sabrina Rege Turo è figlia d’arte, anzi nipote o pronipote d’arte, visto che il primo della famiglia ad occuparsi di occhiali fu il bisnonno Gustave Rege Turo, francese di origini italiane, che nel 1924 fondò il primo laboratorio per la produzione di montature artigianali in legno e rigorosamente realizzate a mano.

Sabrina Rege Turo, quando nasce la sua KOE e come mai in provincia di Firenze?
Sotto l’aspetto societario KOE è una realtà giovane anche se non giovanissima. Infatti nasciamo nel 1998. In effetti però la storia della mia famiglia è costellata di occhiali. Il primo ad operare in questo mondo fu il mio bisnonno che viveva nel Jura francese, il corrispondente d’oltralpe dell’italianissimo Cadore. Per quanto mi riguarda la scelta iniziale è stata di vivere in Italia fin da quando ero una ragazza. Ed è proprio qui che ho deciso di proseguire con la storia di famiglia e di produrre occhiali.”

Vista la origine e la sua storia personale è quasi naturale chiedere dove siano le differenze fra Francia e Italia nel fare impresa. Dove sia alla fine più facile.
“Non credo si possa parlare di un luogo decisamente più facile in cui fare questo lavoro. Sicuramente l’Italia paga un prezzo sensibile alla burocrazia e alle sue storture, ma se invece guardiamo l’aspetto meramente imprenditoriale è la Francia a dover rincorrere. In Italia gli imprenditori hanno una mentalità molto più aperta e disponibile e forse è proprio per questo che mi piace molto stare in Italia. Ci sono molte meno barriere.”

Parliamo della sua azienda e dei suoi prodotti.
“Siamo nati come produttori al servizio delle grandi catene che desideravano avere prodotti “private label” che soddisfassero a pieno il loro standing pur mantenendo una buona competitività nei prezzi. Da quella scelta sono nate collaborazioni importanti con gruppi che hanno centinaia se non migliaia di negozi nei propri Paesi. Accanto a questa attività abbiamo anche sviluppato collezioni per marchi importanti della moda oltre che con le catene già citate. A queste si devono poi aggiungere i nostri due brand che coprono sia la fascia di mercato più elevata sia quella dell’alto value for money. Le produzioni su licenza, come dicevo, non sono meno importanti. I marchi che produciamo rappresentano in modo molto preciso, segmenti di mercato differenti e complementari fra loro. Tutto questo non dimenticando che la marginalità per i nostri clienti è importante. ”

Certo non è facile soddisfare mondi differenti per capacità di spesa senza perdere l’identità dei singoli marchi
“Sì, non è facile. Anche se devo dire che ciascun marchio è dotato di una sua forte identità, di un target di riferimento chiaro. Questo ci rende il lavoro più abbordabile nella parte creativa. Nella parte produttiva invece i controlli son tutti orientati alla massima qualità del prodotto e alla ottimizzazione del servizio al cliente mantenendo il rapporto qualità prezzo il migliore possibile. A rendere possibile tutto questo c’è il nostro gruppo che disegna, progetta e sviluppa ogni singola collezione (vista e sole) mantenendo il livello qualitativo al massimo delle possibilità.”

Parliamo di materiali
“Qui il discorso è molto più profondo di come si potrebbe immaginare. Infatti ci siamo concentrati sul concetto di sostenibilità per tutto il ciclo di vita del prodotto. La conseguenza primaria è che i nostri occhiali sono realizzati tutti con materiali ecocompatibili, riciclabili e non impattanti sull’ambiente. Per questo i nostri acetati sono tutti bioacetati e tutto il nostro packaging è realizzato con il medesimo spirito che oltre tutto cerchiamo di allungare lungo tutto il nostro ambito d’intervento. Il trasporto ad esempio è gestito secondo regole che potremmo definire meno impattanti per emissioni. Per noi è molto importante anche se non si tratta di un cambiamento facile. Dietro questa scelta ci sono studi e impegno finanziario. Anche in considerazione che l’occhiale è un oggetto che sta a contatto con la pelle del viso e quindi deve soddisfare paramenti di neutralità e di basso impatto. E poi c’è la questione della stabilità dell’occhiale che deve comunque essere garantita. Sì, dietro questa evoluzione c’è uno studio importante e profondo.”

Questo cambiamento come viene percepito dal mercato?
“Si tratta di una richiesta esplicita del mercato.Oggi non è più pensabile di realizzare prodotti in cui l’ambiente non rappresenti un punto nodale da rispettare. Le nuove generazioni in particolare sono estremamente sensibili a questo argomento. Non c’è spazio per chi non lavora nel rispetto dell’ambiente. Si tratta di una scelta consapevole e non prorogabile. Questo arriva in un momento non facile per il settore. Ma è un must quindi non ci tiriamo indietro. È una scelta che desideriamo perseguire anche come azienda. Infatti siamo certificati ISO 14001 e siamo registrati nel sistema Iscc per la tracciabilità del prodotto: è una strada che abbiamo preso diversi anni fa e quindi continuiamo a perseguire senza limitarci in nulla.

Parliamo adesso di mercato
Devo dire che la svolta è stata con il ritorno del MIDO in presenza. Sono stati anni difficili e il piacere di poter tornare a incontrarsi è stato davvero grande. Anche perché la realtà virtuale per quanto utile e importante, non può certo sostituire il rapporto umano, il contatto diretto, ma anche la possibilità di toccare gli occhiali e di analizzarli tenendoli fra le mani. Sotto questo profilo abbiamo lavorato parecchio. I due anni di Covid non ci hanno fermato, anzi. Ci siano dati molto da fare proprio per riuscire a essere pronti nel momento della ripartenza. Direi che il lavoro fatto non è stato inutile. Ci è servito molto aggiornare prodotti e collezioni, lavorare sulla qualità e sulla soddisfazione del cliente, dando uno spazio maggiore a fattori che di solito rischiano di restare in secondo piano rispetto al lavoro quotidiano. Proprio per questo sono ottimista sul futuro del nostro settore.”