Giuliani l’alternativa romana di qualita’

Produrre occhiali a Roma potrebbe sembrare strano. In effetti ascoltando le parole del direttore commerciale di Giuliani, ci si rende facilmente conto che così non è. Anzi i motivi che portano a una scelta di questo genere sono diversi e tutti interessanti

Il primo elemento che salta agli occhi quando si parla di Giuliani Occhiali è che questa azienda con spiccate qualità artigianali non si trova in uno dei distretti tradizionali del mondo dell’occhialeria, bensì a Roma, città unica al mondo che ha nel suo DNA l’occhiale da sole nella accezione più evidente, da quando attori del calibro di Marcello Mastroianni, Anita Ekberg o Audrey Hepburn completavano le loro scene nei film dell’epoca affidando il proprio look e la presenza scenica agli occhiali da sole. Vacanze Romane o La dolce vita ne sono pellicole testimoni.
Per questo motivo ci è parso utile e per certi versi indispensabile, fermarci a parlar con Furio Giocoli direttore commerciale della realtà romana.

Sig. Giocoli, la prima domanda che ci viene da porre è: avete sbagliato il luogo dove insediarvi? Perché Roma, quando il mondo dell’occhialeria in Italia ha distretti ben precisi sotto il profilo geografico?
“Sì è vero siamo gli unici produttori di occhiali che hanno scelto Roma come sede. Siamo piuttosto orgogliosi di questa scelta, anche perché Roma è uno dei posti più affascinanti del mondo e quindi è certamente un luogo in cui le idee possono crescere e svilupparsi con maggiore libertà creativa. Anche se un po’ maltrattata, Roma resta la più bella città del mondo. Devo però dirle che essere a Roma, quindi in un luogo decentrato rispetto alla tradizione dell’occhialeria italiana risulta essere un punto di forza per il semplice fatto che essere così fuori dai normali canali del settore ci ha costretto a realizzare una catena produttiva non solo efficiente, ma anche molto controllata. Non ci possiamo permettere di non avere livelli qualitativi non verificati nel dettaglio. Proprio per questo in Giuliani Occhiali il controllo del processo è totale e anche un po’ maniacale. Partiamo dalla materia prima e finiamo con il prodotto finito. È indispensabile se vogliamo insistere nella fascia di mercato del prodotto di qualità.”

Possiamo dire che avete fatto di necessità virtù?
“Si, senza ombra di dubbio. Anzi questa scelta per certi versi obbligata ci ha portato dei vantaggi indiscutibili: ad esempio la immediatezza creativa. Mi riferisco al passaggio diretto fra idee e la loro realizzazione che nel nostro caso non subisce l’intervento di intermediari. Perché ciò che pensi lo vai a realizzare in maniera totalmente indipendente. Anche sotto il profilo commerciale le cose diventano un po’ differenti.

In che senso?
“Inutile negare il fatto che all’inizio essendo un produttore diciamo così “fuori zona” tu venga guardato con un po’ di diffidenza. Se non altro perché rappresenti una novità. Poi però una volta costruito un rapporto e dimostrato che sei serio e affidabile, forse diventi ancora più apprezzato. Insomma direi che la diversità all’inizio potrebbe essere un ostacolo, mentre una volta rodato il rapporto può essere un vantaggio. Nel nostro caso poi, l’aspetto significativo e importante è aver puntato sulla creazione di un network di persone con cui c’erano già rapporti consolidati. Nel mio caso ho diversi decenni di esperienza e quindi l’espansione a macchia d’olio non è stata sicuramente casuale. Anzi.”

E per i mercati esteri, quanto conta la differente posizione geografica?
“Devo dire che sotto l’aspetto commerciale l’identificazione del marchio con la città di Roma è per molti versi un plus non indifferente. Roma significa storia, creatività, bellezza. Anche per questo noi abbiamo preso l’abitudine a far visitare la nostra realtà produttiva ai nostri clienti. Perché per il cliente rappresenti un punto di riferimento nel suo lavoro quotidiano. Questo indipendentemente dal fatto che si parli di mercato nazionale o estero. Credo sia una necessità fondamentale in un mercato in cui i grandi gruppi sono diventati oltre che fornitori degli ottici, anche loro concorrenti, incrinando almeno un pochino il rapporto di assoluta fiducia che l’ottico sente di dover avere verso il suo fornitore. Noi in questo contesto così mutato siamo convinti che si debba invece essere a fianco dell’ottico in ogni istante della giornata.”

C’è un’altra questione che lei ha sfiorato: il post vendita, l’ assistenza.
“Anche sotto questo profilo abbiamo lavorato molto. Per noi differenziarci a tutti i costi dai grandi e dai piccoli è fondamentale. Spesso le aziende cosiddette commerciali rappresentano prodotti che poi fanno molta fatica a seguire nel post vendita. Perché l’assistenza non è il loro mestiere, loro commercializzano. Noi invece cerchiamo di mettere a frutto tutta l’esperienza globale che abbiamo acquisito in Italia e nel mondo sia in termini di prodotto, produzione e assistenza. Per noi l’ottico è il nostro patrimonio e quindi abbiamo tutte le migliori intenzioni di tenercelo stretto con un comportamento serio e corretto.

Parliamo ora di prodotto
“Il nostro house brand è ovviamente Giuliani. Si tratta d’un prodotto che rappresenta per molti versi il concetto di abito su misura, pensato in ogni dettaglio in ogni minima finitura. Potrei definirlo senza problemi un prodotto evoluto, ma al tempo stesso accessibile nel prezzo. Per la collezione sole è un prodotto principalmente femminile destinato a una donna di un certo livello, piuttosto sofisticata, ma al tempo stesso non schiava delle firme. Potremmo definirlo un prodotto “nologo” ma di livello superiore. La parte invece che riguarda i modelli vista parla di un prodotto e di un’offerta a tutto campo in cui si può attingere a linee retrò come a linee post-moderne. Insomma una offerta ampia in grado di soddisfare un pubblico eterogeneo e con idee molto differenti fra loro in termini di occhiali.

Desideriamo essere e raccontare storie uniche con i nostri prodotti. L’esempio più significativo viene probabilmente da Unseen, l’ultima creazione di Giuliani, che ha il compito di armonizzare colore e design in un prodotto estremamente inclusivo. Potremmo definirlo come una sorta di contenitore di tanti mondi. Pensato per un mondo giovane, non è però destinato solo ai giovani. Unseen è un contenitore di diverse capsule e ciascuna di queste apre uno squarcio su un mondo differente: dalla ricerca al design estremo ma anche alla interpretazione di mondi diversi. In tre anni di vita ci ha dato grandi soddisfazioni. Merito dei concetti innovativi che ci abbiamo messo senza però rinunciare neppure un po’ alla qualità del prodotto che per noi è fondamentale.”

Parliamo di andamento di mercato
“per prima cosa devo dire che sono un ottimista e che credo che le cose andranno meglio con il passare dei mesi. Poi c’è da fare una considerazione: la forbice fra grandi industrie e mondo degli indipendenti si è ulteriormente ampliato. Questo si ripercuote anche sul mercato finale, dove gli ottici devono ritrovare la strada per la loro indipendenza anche senza cercarla su prodotti di alta gamma. Anzi è fondamentale che gli ottici comprendano che nel medio prezzo c’è spesso la loro indipendenza e la possibilità di rendere il mercato meno omologato. Questo è il mondo che noi vogliamo intercettare.

Pensiamo che guardando al futuro sia una parte di mercato non facile, ma con possibilità di togliersi grandi soddisfazioni. Se invece guardiamo ai mercati esteri e sempre facendo un po’ gli indovini credo che il nostro punto di partenza che è tutto sommato artigianale non ha la necessità di consolidare grandi numeri o posizioni da difendere. Quindi cerchiamo di portare giorno dopo giorno il nostro lavoro sapendo che la nostra filosofia di coerenza è alla fine premiante. Non solo in Italia.”