FILIERA PRODUZIONE OCCHIALI: Cavalcare il cambiamento

Sapersi adattare, capire e leggere le tendenze del settore e cogliere gli aspetti innovativi sfruttandoli a proprio vantaggio. Gli interventi del convegno di apertura della giornata hanno messo molto materiale sulla brace

Riunire sotto un unico tetto una intera filiera produttiva non è cosa da poco. Soprattutto se, come nel nostro caso, si tratta di un comparto che è, al di là delle poche grandi realtà multinazionali, frazionato in aziende di piccola e media dimensione che proprio in virtù della loro capacità di unire qualità e artigianalità del prodotto rappresentano qualcosa di estremamente importante per l’intero settore.

Ed è questo il motivo per cui un evento come quello organizzato ogni anno da Eidos e Cegeka è diventato il punto di aggregazione principale per tutta la catena produttiva e del valore di questo comparto. L’evento del 2020, come ovviamente immaginabile, si è svolto in modalità intangibile, cioè attraverso la rete. Una limitazione che però ha portato alcuni significativi benefici: ad esempio l’ampliamento della platea degli interventi e degli spettatori che hanno potuto seguire l’evento stando davanti al proprio schermo. Il risultato è senza dubbio interessante, visto che i dati ufficiali di zoom (la piattaforma utilizzata per svolgere l’incontro) non solo hanno premiato con una partecipazione importante, ma hanno anche permesso il collegamento dei relatori da tutta Italia. Veniamo ora alla cronaca dell’evento.

Allargare il gioco
Dopo i saluti iniziali da parte di Davide Ancarani di Cegeka e di Giovanni Susti di Eidos Communication la mattinata è entrata nel vivo con la relazione di Roberto Pregliasco che ha messo l’accento sullo scenario che ci apre davanti a noi sottolinenando che esistono due parole chiave, riferite al futuro periodo post Covid, da tenere in buona evidenza per l’evoluzione del settore: Incertezza e rischio. “Si tratta – spiega ancora Pregliasco – di parole con cui dovremo imparare a convivere partendo però dal presupposto che il punto di inizio sarà uguale per tutti in tutto il mondo.

E saranno solo le politiche dei singoli stati a creare minori o maggiori opportunità per le imprese: anche del settore dell’occhialeria. La differenza la faranno le risposte, gli strumenti e le infrastrutture che i singoli governi sapranno mettere a disposizione della loro imprenditoria.”

Un altro aspetto su cui Pregliasco ha posto l’accento è in modo tutto sommato tradizionale in cui la corsa alla globalizzazione è stata fermata. Il virus che tutti si sarebbero aspettati di tipo informatico, invece è assolutamente di origine biologica. “Il futuro che possiamo aspettarci – ha spiegato ancora Pregliasco – non è facile e sarà necessario uno sforzo comune di tutta la filiera per tornare ai livelli pre-crisi. E sarà un percorso lungo di almeno tre anni. C’è però una parola chiave – ha insistito Pregliasco – che deve essere faro e patrimonio di tutti: insieme. Dove per insieme – ha spiegato ancora Roberto Pregliasco – significa riuscire a coinvolgere in questa operazione tutti i gangli della filiera.”

Quindi non solo chi vede l’utilizzatore finale come cliente che acquista un prodotto, ma anche chi lo interpreta come paziente che ha bisogno di strumenti medici per migliorare la propria qualità di vita. “Per questo motivo – ha concluso Pregliasco – ci vogliono imprenditori e manager capaci di uscire dal gioco dei confini certi in cui abbiamo operato fino a oggi, per entrare in un nuovo gioco che potremmo definire infinito, in cui la resilienza è lo strumento per evolvere e rivedere le priorità per riuscire a vivere nel tempo.E per riuscire a ottenere questo ci vuole metodo, disciplina e la capacità di chiedersi il perché delle scelte, delle azioni, delle attività che le aziende decidono di intraprendere guardando sempre verso il futuro e la capacità di fare filiera, di essere una grande forza capace di restare unita per il bene comune.”
e-commerce per internazionalizzare
Il convegno quindi è proseguito con gli interventi di Diego Smanio, coach ed export manager e Alessandro Petracca, docente di digital marketing presso l’istituto Iusve che ha sedi a Venezia e Verona. A loro il compito di parlare di e-commerce per internazionalizzare.

Smanio e Petracca hanno raccontato a quattro mani una caso vero di due aziende che sono state aiutate per internazionalizzarsi attraverso l’implemento di attività di e-commerce. Nel caso specifico le due aziende erano entrambe alla ricerca di percorsi per ampliare verso l’estero il proprio raggio d’azione. Percorsi resisi necessari a causa degli stravolgimenti dovuti alla pandemia e al blocco conseguente del commercio tradizionale. Per le due aziende in questione era quindi indispensabile individuare nuovi canali commerciali per espandersi verso nuovi mercati senza però dover sostenere costi esorbitanti per accedere in modo profittevole al nuovo modello di business.

Il racconto di Smanio e Petracca è un semplice ma prezioso vademecum di come si possa operare nella crescita verso nuovi mercati seguendo percorsi logici e fruttuosi, basando la propria ricerca sulla conoscenza dei processi web nel marketing. Nello specifico la case history narrata dai due professionisti era basata sula ricerca di un mercato che avesse le qualità necessarie e sufficienti per essere attrattivo per dei prodotti italiani al 100%. ovviamente tutto questo anche con la possibilità di verificare a priori (sempre sfruttando le conoscenze web) la ricettività di un’area rispetto al prodotto proposto. Proposta che avviene ovviamente in forma virtuale grazie alla digitalizzazione.

”Questo -spiegano Smanio e Petracca – permette di orientare la propria offerta e andare a intercettare determinate richieste o aspettative da parte del mercato. Un modo estremamente veloce e scientifico – spiegano ancora i due professionisti – che garantisce la diminuzione di tempi e costi. Il valore qui è la capacità di incrociare il business con le aziende davvero interessate al prodotto in un determinato momento”.

Tutto questo si traduce in opportunità individuabili in modo più veloce e nel momento migliore. Alla base di tutto questo processo però c’è un solo concetto che deve essere motore di ogni cosa. Non cercare di procrastinare i sistemi utilizzati e questo non solo quando non funzionano più ma anche quando paiono avere ancora qualche appeal. Si deve avere il coraggio di cambiare rotta velocemente e essere in grado di sfruttare le nuove strategie come l’e-commerce individuando le proprie peculiarità fondamentali e i propri punti di forza. L’approccio informatico agli spetti commerciali che fino a non molti anni fa era appannaggio di realtà medie e grandi oggi è praticabile anche dalle piccole realtà che possono davvero ritrovarne dei vantaggi considerevoli.

La sfida è digitale
Rimanendo in ambito digitale non è stato meno interessante l’intervento di Davide Ancarani e Davide Pallaro che all’interno di Cegeka, co-organizzatore dell’evento in questione – hanno ruoli di responsabilità commerciale. Ancarani e Pallaro hanno in modo molto semplice e lineare spiegato come il passaggio forzato allo smart working sia una occasione importante per ridisegnare in chiave più moderna e competitiva la propria realtà aziendale riducendo costi, aumentando l’efficienza e la produttività.

“Questa trasformazione – ha spiegato Davide Ancarani – parte inevitabilmente dall’ERP (Enterprise Resource Planning) il software che ha il compito di gestire tutti i processi di business rilevanti in una azienda, le funzioni aziendali, gli acquisti, il magazzino, la finanza, la contabilità e tutto il resto.”
Sotto questo punto di vista l’offerta di Cegeka, come hanno spiegato sia Ancarani che Pallaro, ha lo scopo di ottimizzare i processi snellendo logistica, aumentando il controllo dei processi produttivi e incrementando l’efficienza dei processi aziendali. Tre linee che permettono di ottenere miglioramenti nella rapidità ed efficienza delle spedizioni (quindi soddisfazione del cliente) una maggiore precisione, puntualità e affidabilità nella gestione degli aspetti produttivi e la riduzione dei costi interni alla realtà aziendale. Tutto questo però non si ottiene con il semplice acquisto di un ERP ma deve essere il frutto di un processo in grado di investire l’organizzazione aziendale e la psicologia delle persone, perché c’è un cambiamento da gestire.

Cambiamento indispensabile per far rimanere l’azienda competitiva. Tutto questo costa fatica e impegno, ma sono sforzi inevitabili per rimanere concorrenziali, perché la chiave di volta per il futuro dell’impresa è la digitalizzazione. Nel mondo dell’occhialeria Spacenet è l’esempio perfetto di cosa si possa fare con un ERP appositamente studiato per questo settore, da specialisti italiani che conoscono quindi al meglio le strade per assicurare una perfetta rispondenza del prodotto alle tematiche più sentite nel Paese.

“Un ERP come Spacenet – ha concluso Davide Ancarani – ci permette di completare il puzzle che porta alla perfezione: digitalizzazione delle informazioni, archiviazione documentale e soluzioni CRM, dotazione di strumenti di analisi dati (business intelligence) si incontrano in un ERP che è facilmente integrabile, ha funzionalità avanzate e dispone di moduli dedicati. Tutti strumenti che sono alla base di Spacenet appositamente studiato per il mondo della occhialeria.”
Se gli occhiali finiscono nella minestra
al di là delle strategie e degli strumenti utili e/o indispensabili per affrontare le sfide di domani che si propongono già oggi, la mattinata dedicata alla filiera degli occhiali non poteva prescindere dal prodotto occhiale e dalla sua qualità di progettazione e realizzazione. Per affrontare questo argomento estremamente serio, dandogli però quella leggerezza che sarebbe tanto piaciuta a Italo calvino, ci siamo immersi nel racconto di Laura Rattaro, designer che non ha certo bisogno di presentazioni.

Rattaro ha quindi deciso di affrontare il proprio intervento partendo da un concetto molto astratto: gli occhiali da minestra. Si tratta di una provocazione riferita a ipotetici occhiali progettati senza cura che risultano tanto instabili che è sufficiente, piegare la testa in avanti per avvicinarsi alla minestra che si ha nel piatto, per vederli scivolare via perdendosi proprio in quel piatto che volevamo solo guardare con più attenzione.
Qui il discorso di Rattaro è molto semplice e altrettanto importante. Se da una parte il design è fondamentale per la riuscita commerciale di un prodotto, è altrettanto vero che non può essere l’unico elemento distintivo di un occhiale. Infatti il design ha valore solo se abbinato a una perfetta rispondenza tecnica ai canoni indispensabili per rendere confortevole la visione.

“Il designer – ha spiegato Laura Rattaro – deve essere conscio e deve avere sempre presente che il compito dell’occhiale è anche garantire la migliore performance e il massimo comfort delle lenti. Per questo motivo si deve tenere conto di quattro aspetti fondamentali di cui tenere conto nel momento della progettazione di un occhiale da vista: peso e sua disposizione, meniscatura e altezza della calzata. Infine l’angolo pantostopico che deve esser corretto per garantire una visione confortevole. Spesso sull’angolo pantoscopico – ha proseguito nel suo intervento la designer – nascono equivoci significativi che meriterebbero di essere affrontati e risolti per garantire la massima chiarezza e funzionalità dello strumento occhiale.”

Si tratta di accorgimenti e soluzioni tecniche che non sono e non devono essere limitanti verso chi li utilizza.
“Produrre in Italia deve essere un plus per il prodotto occhiale che al tempo stesso deve però essere progettato in modo perfetto. Non basta – ha concluso Rattaro – il made in Italy a garantire il successo e la qualità. Il made in Italy deve essere inattaccabile non solo per qualità del design e della sua esecuzione, ma anche per qualità di progettazione. Per questo avere alle spalle un percorso tecnico e di studi in ambito ottico, può rivelarsi fondamentale per chi desidera fare il nostro lavoro.”