Fabrizio Pradal, la competitivita’ sta nel rinnovarsi

Titolare di CAD solution, Pradal è la figura di riferimento per tutte le aziende che desiderano mettersi al passo coi tempi unendo strumenti e mentalità in un unico percorso

Se c’è un aspetto che Fabrizio Pradal predilige rispetto al suo lavoro dedicato all’impresa è proprio la formazione. Per il fondatore e animatore di CAD solution questa è la materia prima che deve fare da base per sviluppare la competitività dell’impresa. E su questo Pradal ha le idee molto chiare tanto che quando gli chiediamo dove siano a suo parere i punti meno saldi della nostra filiera del mondo dell’occhiale non ha dubbio alcuno.
“Il nostro mondo è caratterizzato da una ritrosia alla collaborazione fra aziende che invece deve essere a tutti i costi superata. Pensare che unire le proprie forze con quelle di altri, magari con produzioni complementari e riunendosi sotto forme consortili che mettano insieme i diversi passaggi produttivi dell’occhiale, possa mettere a rischio chissà quale segreto produttivo, è un mito da sfatare. Al tempo stesso però se i produttori di occhiali riuscissero a creare maggiore integrazione fra di loro, senza pensare che questo riduca la loro sovranità sull’azienda, sarebbe un passo avanti importante.”

In tutto questo quindi la giornata di lavoro di CastelBrando organizzata da Eidos e dal Gruppo filiera produzione occhiali ha una funzione propedeutica rispetto a quanto lei auspica
“Devo dire che l’appuntamento di oggi è stato particolarmente importante e significativo nella sua ampiezza. Abbiamo messo insieme argomenti che sono tutti parte del futuro del nostro comparto passando dalla digitalizzazione alla sostenibilità. Si tratta di differenti aspetti che ricadono tutti in quello che ci attende nei prossimi anni e che dobbiamo imparare a gestire al meglio. Importante anche la discussione sugli aspetti etici e, quasi superfluo che sia io a notarlo, le problematiche progettuali e formative.”

Proprio sulle questioni formative dove metterebbe l’accento rispetto a quello che ha ascoltato in questa giornata lavoro?
“Il primo aspetto che emerge è la indispensabilità di continuare a crescere e formare in un mondo nuovo, o comunque che sta cambiando molto velocemente. CAD Solution ha nelle sue corde proprio il supporto alle aziende nella digitalizzazione del processo, partendo dalla progettazione e integrando ad essa anche i percorsi formativi. Dal mio punto di vista la questione sta tutta nella possibilità di perseverare nella crescita dell’impresa. Perché il motore della crescita ti permette di incrementare gli investimenti per finanziare la crescita stessa. Crescere è fondamentale per poter guardare al futuro con serenità.”

Quindi possiamo dire che chi si ferma è perduto?
“Si nel modo più assoluto. Se oggi dovessi riassumere in un claim questo concetto potrei dire che è indispensabile evolversi, perché l’evoluzione è una crescita costante. A questo proposito però devo aggiungere che crescere non è sufficiente. Soprattutto in un mondo come il nostro che corre sempre di più. Oggi non solo si deve essere in grado di crescere, ma è indispensabile farlo anche in modo sempre più veloce. Questo perché si deve capire e fare proprio il concetto che è indispensabile rimanere al passo”.

Essere veloci quindi come strategia di salvaguardia della propria attività?
“sì senza ombra di dubbio. Però si deve dire che essere veloci è sì indispensabile, ma non è più la sola strategia da seguire. Si deve anche accettare che da soli non si possa più andare lontano. Non vorrei dire da nessuna parte, ma credo che sia proprio così. Questo ha ricadute importanti lungo tutto il processo che si sviluppa attorno al prodotto. In termini più prosaici mi viene da dire che oggi l’impresa che produce occhiali ha necessità di fare rete, di entrare in partenariato con altre aziende. Si deve essere capaci di prendersi sottobraccio con altre realtà e con queste lavorare.”

In concreto significa che si deve imparare a fare sistema e ad esserne parte integrante?
“Sì è corretto. Questo però non significa rinunciare al proprio ruolo, ma essere capaci di integrarlo con chi ci precede e chi ci segue nella filiera produttiva. Da questo punto di vista chi svolge un lavoro di consulenza innovativa come nel nostro caso, ha come compito proprio il supporto ad aziende che altrimenti non avrebbero strumenti sufficienti per crescere armonicamente. Nel caso specifico che mi riguarda, non arrivo al mondo dell’occhialeria e della consulenza in questo settore per caso. Questo è il mondo in cui ho studiato, ho lavorato e sono cresciuto. Ho lavorato in aziende anche molto piccole e proprio per questo motivo ho imparato a conoscere i limiti e i vantaggi delle nostre realtà. Proprio partendo dai limiti, dal desiderio di aiutare un settore che è vivo più che mai, nasce il mio impegno nella consulenza alla digitalizzazione dei prodotti e dei processi. Mi sono convinto che se riesco ad aiutare queste realtà a crescere, aiuto la comunità in cui vivo a creare e trovare benessere collettivo. In questo il ruolo dell’imprenditore può avere grandi risvolti sociali.”

Dobbiamo però dire che non è solo una questione di dimensione aziendale, anche se pure questa ha un suo peso.
“certo, sono d’accordo. Ma deve tenere presente che la dimensione aziendale più grande aiuta a fare investimenti. E poi è un altro aspetto: troppo spesso gli imprenditori delle PMI di settore finiscono per ricoprire ruoli che non sono loro. Un imprenditore non deve stare in fabbrica dedicandosi a produrre. Un imprenditore deve avere una visione più ampia, più adatta a confrontarsi sul mercato. L’imprneditore non deve mai scordarsi del suo ruolo. Se poi torniamo all’aspetto dimensionale e degli investimenti, ci rendiamo conto come il nostro mondo sia estremamente diversificato nelle tecnologie. Da una parte c’è chi già utilizza la realtà aumentata per ideare prodotti e dall’altra siamo davanti a realtà che viaggiano ancora con fogli excell invece di dotarsi di un semplice gestionale. Insomma il settore è molto frammentato e questo rende le cose ancora meno equilibrate.”

CAD solution, la sua azienda, è molto più di una semplice realtà legata alla digitalizzazione del processo. Voi siete dei consulenti specializzati nel rendere più efficienti le produzioni. Cosa vi chiedono i clienti?
“Non c’è una questione univoca. Di solito veniamo chiamati su problemi specifici. Ma non sempre quello che viene ritenuto il problema è poi il centro della questione. Capita che il nostro cliente abbia bisogno proprio di riorganizzare l’azienda o di individuare dei percorsi all’interno di essa che permettano di riportare competitività. Se c’è una carenza di un comparto la cosa è apparentemente facile: ci si impegna in quell’area, si riorganizza si scelgono le persone che possono farne parte e si formano. A volte però non è così facile risolvere i problemi perché magari sono legati a questioni di abitudini e mentalità magari oramai obsolete. Troppo spesso, lo ripeto, troviamo imprenditori che stanno in produzione invece che fare gli imprenditori. E questo finisce con il danneggiare l’azienda due volte. Da una parte perché non c’è l’imprenditore, dall’altra perché un imprenditore messo in produzione finirà per essere di impedimento a chi lavora in quel comparto. Credo che questa sia la cosa più faticosa: spiegare che quello che andava bene ieri oggi e tanto meno domani potrà ancora essere accettabile in termini di competitività.”