Domenico Auriemma: nessun compromesso sulla qualita’

A volte la passione non basta, anche se è indispensabile. Nel caso di Domenico Auriemma c’era bisogno anche di grande forza di volontà.

Perché quando si è ancora ragazzini svegliarsi alle cinque del mattino per prendere due autobus e un treno per andare a scuola di ottica da Afragola a Napoli, non è un sacrificio da poco. E se poi questo sacrificio è accompagnato dalla scelta di iniziare a imparare il mestiere una volta rientrato a casa da scuola, andando a bottega dall’ottico vicino casa, mentre per gli amici il pomeriggio passava fra partite di pallone e svago, si comprende proprio bene di che pasta sia fatto il nostro interlocutore: resistente e determinata, al punto che già a diciott’anni era diventato imprenditore di se stesso aprendo il suo primo negozio. Una attività da cui poi è nato tutto il resto: accanto all’attività di ottico infatti Domenico Auriemma ha sviluppato una sua famiglia di prodotti e in particolare una attività di sartoria nel mondo dell’occhiale.

Sig Auriemma, come nasce la su avventura nell’occhiale tailor made?
“Tutto nasce da una richiesta di mercato in una fase in cui parte della mia clientela non era del tutto appagata di ciò che riusciva a trovare sul mercato dei marchi premium. I marchi anche importanti in quel periodo sembravano vivere una specie di momento di “stanca” e così cercai di capire cosa avrei potuto fare per realizzare qualcosa che fosse gradito dal mio territorio dove la possibilità di indossare un brand anche sugli occhiali è molto sentita. Parlo di territorio perché i miei occhiali nascono su una scala locale e solo in un secondo tempo si allargano a confini più ampi. Fu così che decisi di dare una connotazione anche di marchio ai miei prodotti e nacque Sida, acronimo di Stile Italiano Domenico Auriemma. Marchio che si trasformò ben presto in D-Style: non appena affrontai i mercati di lingua francese.

Questo significa che i mercati esteri hanno una grande importanza per D-Style
“Sì, nove decimi della nostra produzione prende le strade del mondo. Stranamente il mercato mondiale sembra più sensibile di quello interno ai prodotti di altissima qualità e realizzati con componentistica e lavorazioni tutte made in Italy. Perché al di là dell’aspetto estetico, la cosa su cui lavoriamo di più è la qualità del prodotto e di ogni sua minima componente, come delle lavorazioni di finitura. Vero è che questo riduce i margini di guadagno, ma è anche vero che si tratta dell’unico modo certo per evitare di danneggiare marchio e immagine sul mercato. Non sono rari i casi di prodotti anche di fascia altissima che utilizzano passaggi o componentistica di qualità non al top. E questo alla fine si paga. Quindi da noi nessun compromesso.

Come nasce un paio di occhiali D-Style?
Il processo realizzativo può seguire due strade differenti. Nel caso il cliente già ci conosca può capitare che si affidi completamente a me per quanto concerne la scelta della forma e la sua evoluzione. In caso si tratti di un cliente che non ci conosce e che noi non conosciamo a fondo, la fase creativa necessità dello studio non solo della fisionomia del cliente, ma anche del suo modo di essere, della sua personalità. Per questo cerco di carpire anche da altri accessori che il cliente utilizza quotidianamente il suo life-style. Un altro aspetto importante è la tipologia di uso cui gli occhiali sono destinati. Occhiali da sole avranno caratteristiche differenti da occhiali da vista magari con lenti progressive. Le possibili variabili sono davvero moltissime: si devono fondere le esigenze tecniche legate agli aspetti ottici con la personalizzazione. Penso che in questi ambiti la presenza dell’ottico in fase di progettazione sia fondamentale. L’occhiale non è solo individuare una semplice forma che vesta bene il viso di un cliente. Per me il lavoro più importante sta nel riuscire a individuare i punti più deboli di un progetto e trasformarli in punti di forza.

Quindi difficile fare delle imitazioni dei suoi prodotti.
“Il fatto che sia difficile non esclude che qualcuno ci provi. Le racconto un episodio: tempo fa vennero dei dirigenti di un gruppo cinese di livello mondiale a chiedermi di poter acquisire i miei modelli, proponendomi una buona ricompensa e delle royalties sul venduto. Spiegai loro che questo progetto è nato con poche prerogative, ma irrinunciabili. Primo: la produzione rigorosamente made in Italy; secondo la qualità maniacale del prodotto. Loro mi spiegarono che avrebbero invece prodotto in Cina e venduto in tutto il mondo e che io avrei guadagnato moltissimi soldi. Declinai l’invito. In tempi più recenti ho notato che proprio quella azienda ha realizzato un marchio molto simile al mio e vende prodotti di qualità a mio parere non elevata, in tutto il mondo. Ma non è l’unico caso. Ce ne sono di simili anche in casa nostra”.

Immagino che l’approccio personale, soprattutto quando si parla di occhiali fatti a mano e in pezzo unico sia quasi tutto.
“Per certi versi è tutto: io non vivo un progetto come la realizzazione di un occhiale: per me un nuovo prodotto su misura è un po’ come qualcuno di famiglia. Forse per questo motivo ogni volta che devo realizzare un modello su misura, immedesimo la persona che lo userà con le sensibilità di coloro ai quali voglio bene. Non è un modo di dire: i miei famigliari sono parte della mia sensibilità. Per questo cerco di fare ogni oggetto come se fosse per mio fratello, mio figlio, mia mamma. Per questo i miei occhiali non sono mai stati venduto a ottici. Sono persuaso che la proposta di stile debba essere frutto dello studio di chi ho di fronte e proporre delle forme predefinite sarebbe sbagliato. Ogni cliente rappresenta un progetto, una sfida cui lavorare per il solo piacere di fare il mio lavoro nel modo migliore.

Concludiamo parlando di materiali. Ha fatto scelte specifiche?
“No, nessuna scelta specifica. O se preferisce la scelta più specifica di tutte: quella di non pensare necessariamente a un materiale base. Ci sono moltissimi aspetti che entrano in gioco e non credo si possa essere vincolati da una scelta in questo senso. I fattori che entrano in gioco sono quelli estetici, ma anche quelli tecnici. Ad aiutarmi c’è anche la tecnologia che mi permette di trasferire dal foglio alla realtà le idee dandomi la possibilità di creare oggetti unici e artigianali, con qualità elevata: mi riferisco a strumenti di progettazione e macchine Cnc e altri strumenti tecnici.