Comelstile, punto di incontro fra domanda e offerta

Da azienda nata per effettuare lavorazioni di finitura in conto terzi, Comelstile è stata in grado di crescere e di diventare punto di riferimento per tutta la costruzione di occhiali anche in piccoli lotti produttivi.

La cosa bella del nostro Paese è che in ogni luogo ti possa recare, trovi sempre una realtà imprenditoriale che abbia una storia da raccontare, da condividere. Si tratta di vicende che spesso hanno matrici comuni, ma che altrettanto spesso prendono direzioni differenti andando poi a scrivere storie quasi sempre uniche. Non fa eccezione a questa regola Comelstile, che se ne sta nella nella terra friulana di Tolmezzo e che ha dalla sua una vicenda imprenditoriale per certi versi un po’ differente dal solito.

“Comelstile – ci spiega Cristian Scarabelli che ne è contitolare – . nasce negli anni ‘90 a Sutrio, piccola comunità in provincia di Udine e alle pendici dello Zoncolan, protagonista di una delle salite più ripide del Giro d’Italia. Erano anni buoni per l’occhialeria e l’allora titolare aveva deciso di investire in questo settore dove già era presente con altre realtà produttive. Poi nel 1999 prese la decisione di concentrarsi su altre aziende che possedeva e propose ai dipendenti di rilevare l’attività. Il costo era basso per una serie di motivi e quindi in tre decidemmo di tentare questa strada.”

Per dare continuità al lavoro, i tre soci – che oggi sono due – decisero di proseguire nell’attività di finitura che già effettuavano per diversi marchi molto conosciuti. Le cose infatti andarono avanti senza particolari problemi. Anzi procedevano piuttosto bene visto che nel 2008 si pensò di trasferire l’attività da Sutrio a Tolmezzo. Quindici km più a sud e sopratutto molto più al centro di scambi e con migliori collegamenti con tutti i clienti già esistenti e potenziali. Così Comelstile che nel frattempo era arrivata a contare una ventina di persona attive in azienda, fece il passo verso la sede in cui ancora oggi si svolge l’attività.

Spostarsi di pochi chilometri però aveva un triplice scopo: in primo luogo conquistare degli spazi fisici maggiori e meglio gestibili, quindi mettersi – come scrivevamo poco più in alto – in una zona che avesse un maggiore raggiungibilità. E in più l’apertura di un negozio di ottica proprio accanto all’ area di lavorazione, che fin da subito diede ottimi risultati.

A quel punto sembrava che la quadratura del cerchio fosse stata raggiunta: da una parte il lavoro di contoterzista per marchi importanti e dall’altra il contatto diretto con il pubblico. In certi casi però la quadratura del cerchio non è sufficiente a rendere contente tutte le persona coinvolte. Così Cristian Scarabelli che vedeva passare nella sua officina di finitura campionari di marchi noti e molto diffusi, pensò che accanto al lavoro di finitura potesse dare il via anche a una area dedicata alla produzione di occhiali progettati internamente.

“Con tanti anni di esperienza alle spalle – ci racconta ancora Cristian Scarabelli – il desiderio di crescere e di cimentarsi in cose nuove era davvero forte. Così decidemmo che potevamo provare a lanciarci anche noi nella realizzazione di occhiali. E questa operazione non solo ci permetteva di avvicinare il mercato con un prodotto nostro, ma faceva crescere anche le nostre conoscenze da poter mettere a disposizione dei clienti che già si servivano da noi da molti anni.

Alla base però ci doveva essere un concetto molto chiaro e molto rigido. Noi dovevamo lavorare solo con materiali di primissima qualità. Così l’acetato è quello che tutti reputano il migliore italiano e la stessa cosa vale per altri componenti: abbiamo scelto sempre il meglio possibile. Dal mio punto di vista non vale la pena decidere di scegliere materiali di qualità inferiore solo per ottenere un piccolo risparmio sui conti finali: Potremmo davvero comprare un acetato meno costoso o delle cerniere di prezzo inferiore. Ma con quali vantaggi effettivi se facciamo parte di un mercato, di un mondo di un settore in cui vogliamo rimanere anche in futuro? ”

Il processo produttivo di Comelstile è assolutamente completo e integrato. Infatti a Tolmezzo la filiera produttiva ha inizio proprio con l’idea e la elaborazione tecnica del prodotto attraverso una progettazione che, ovviamente, sfrutta i sistemi CAD e CAM di più recente generazione. Questo permette tra l’altro di ottenere il passaggio diretto dalla progettazione alle macchine fresatrici ( rigorosamente a cinque assi) che hanno il compito di dare la forma a ciò che è stato ideato a video. Un aspetto interessante di questa offerta sta nella opportunità di mettere questo servizio a disposizione di tutte le aziende che non solo possono attingere alla proposta di Comelstile, ma all’occorrenza possono far realizzare propri modelli su disegni specifici o addirittura chiedere la consulenza dei progettisti di Comelstile nell’ideare e realizzare forme ad hoc per le proprie collezioni. Questa attività si aggiunge a quella già ben nota e collaudata di attività di finitura in conto terzi.

“La scelta di ampliare la nostra offerta allargando dal finissaggio alla produzione del prodotto intero – ci spiega Cristian Scarabelli anima e guida della Comelstile – è stata una scelta quasi obbligata. Nel senso che una volta che ci siamo organizzati per produrre oltre che per fare lavorazioni parziali, sarebbe stato sciocco non indirizzarci anche nel servizio più completo possibile. C’è un mercato interessante di ottici e di commerciali che magari desiderano avere dei prodotti particolari e specifici e noi possiamo aiutarli al meglio. Oltre tutto – è sempre Scarabelli che spiega – la nostra produzione è organizzata in modo tale e con macchinari tali che siamo in grado anche di poter produrre lotti molto piccoli e questo significa dare ai nostri clienti una opportunità che difficilmente riuscirebbero ad avere.”

Essere in grado di produrre anche pochi pezzi di un solo occhiale che oltre tutto è totalmente made in Italy e quindi gode di accuratezza e qualità di alto livello richiede anche una capacità organizzativa non secondaria. Ci vuole conoscenza dei processi produttivi, capacità di leggere il mercato, velocità decisionale e molto altro ancora.

“Per l’aspetto organizzativo e commerciale – ci spiega ancora Scarabelli – sono stato fortunato perché a occuparsene è la mia compagna Chiara Talotti. IL mio socio e io abbiamo la grande fortuna di poterci dedicare a tempo pieno alle cose che ci attirano di più perché sotto l’aspetto organizzativo e commerciale tutto è sotto controllo.” In effetti fare in modo che tutto funzioni alla perfezione e lavoro delicato e impegnativo che richiede una grande dose di attenzione e di predisposizione alla gestione delle persone.

“Il mio compito – ci spiega Chiara Talotti– è proprio quello di tenere tutta la macchina Comelstile oliata e ben funzionante. Questo significa che devo essere punto di cerniera, interfaccia fra quello che accade in azienda e quella che è la domanda dall’esterno. Nel corso del tempo ho imparato a conoscere piuttosto profondamente i meccanismi aziendali e quelli dei clienti e quindi devo dire che svolgo un ruolo molto interessante e con una sua funzione ben chiara e importante.”

Non si tratta, si badi bene, di una funzione marginale, tutt’altro. Anche perché nel frattempo le persone che gravitano in azienda sono ormai cinquanta e questo significa dover gestire una complessità operativa non certamente secondaria rispetto ad altre attività che vengono svolte all’interno della sede. Inutile dire che la maggior parte delle persone che lavorano per Comestile è attiva proprio nei reparti in cui si produce e si lavora in conto terzi.

Segno che il primo amore (la finitura in conto terzi) non si scorda mai. Però qualche nuovo amore di tanto in tanto è possibile….