Certottica, pronti per il mondo

Alla guida di Certottica, Corrado Facco ha impostato il proprio lavoro centrandolo sui cambiamenti in atto e su quelli che arriveranno nel mondo dell’occhialeria. Anzi, anticipandoli.

Quando Corrado Facco è entrato in Certottica poco più di un anno fa, era già chiaro che il suo ruolo non si sarebbe limitato alla direzione generale dell’azienda che da trent’anni opera al servizio del mondo dell’ottica e dell’occhiale. Infatti, dopo qualche mese, accanto al ruolo di Direttore Generale, Corrado Facco ha aggiunto quello di Amministratore Delegato, per Certottica stessa e per Dolomiticert. Era già chiaro, dicevamo, perché la carriera di Facco è costruita completamente in ambiti in cui l’internazionalità è uno degli elementi chiave del successo. Amministratore Delegato del Gruppo MMI – Italy, poi Managing Director di Fiera di Vicenza spa e del Gruppo IEG, nonché Presidente di diverse società tra il Medio Oriente, l’Oriente e il Nord America.

Dr. Facco, la prima domanda sembra quasi retorica, ma è inevitabile: che Certottica ha trovato al suo arrivo?
Ho trovato un’azienda strutturata che è al suo trentesimo anno di attività. Si tratta di una realtà composta soprattutto da ottimi professionisti che lavorano con grande impegno e risultati lusinghieri. Doti professionali che diventano essenziali soprattutto alla luce delle sfide che tutte le aziende che desiderano darsi un futuro solido devono affrontare in questo frangente storico. Sta infatti cambiando il mercato globale, stanno cambiando le aziende clienti, stanno aggiornandosi i sistemi di distribuzione e sono cambiati i consumatori finali: possiamo dire che sta davvero cambiando il mondo. In questo senso, la parola cambiamento è diventata parte integrante dei nostri pensieri e dei nostri progetti. D’altra parte, la digitalizzazione integrata, l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e virtuale, l’internet of things e la conseguente evoluzione di tutti gli scenari di business ci chiedono di aggiornare anche i nostri modelli. Tutto questo è parte di un processo inevitabile: ed il Gruppo che fa capo a Certottica non può che pensare di affrontarlo con determinazione e tenacia. La concorrenza è determinata e sarebbe impensabile non evolvere in maniera veloce e incisiva. Rischieremmo la marginalizzazione.

Proprio partendo da questo assunto, quali sono i primi passi, le prime azioni su cui sta concentrando il suo lavoro?
Abbiamo deciso di costruire il futuro di Certottica lavorando su quattro pilastri principali: struttura, infrastruttura, organizzazione e network. Quando parlo di struttura mi riferisco alle competenze e a quell’insieme di conoscenze per le quali vogliamo essere un benchmark di successo sul mercato. Su questo argomento abbiamo già costruito una serie di alleanze e accordi in materia di formazione. Queste ci consentono di instaurare nuove relazioni che porteranno valore aggiunto nella nostra organizzazione. Ad esempio, l’accordo con l’Istituto Zaccagnini di Bologna, ma anche con altre importanti realtà con cui siamo in fase di definizione di nuovi accordi.

Sempre con riferimento alla struttura, nell’accezione detta, nonostante la nostra sia una organizzazione con laboratori operativi in tutte le aree per certificare la corrispondenza di un prodotto ottico ad una o più normative, abbiamo avviato insieme ad ANFAO un innovativo progetto per la creazione di un sistema di certificazione della sostenibilità di prodotto, che è stato presentato ufficialmente solo pochi mesi fa. Questa iniziativa ha come obbiettivo il servire l’intera produzione dell’occhialeria e accompagnarla su un percorso cruciale quale quello della eco-compatibilità: grandi, medi e i piccoli produttori di occhiali nonché coloro che realizzano lenti, componenti e materie prime sono i destinatari di questo progetto e saranno i protagonisti di questa innovazione. Abbiamo mappato e coinvolto l’intera filiera ed i suoi fabbisogni, per giungere, a fine progetto, alla definizione condivisa di un programma di certificazione di sostenibilità che consenta una autocertificazione volontaria del prodotto riconoscibile sui mercati nazionale ed internazionale. Questo significherà poter certificare i vari livelli di sostenibilità della produzione e il ciclo di vita di un prodotto.

Non è una cosa da poco. Anzi.
“Sì, perché nell’occhiale le lavorazioni sono numerose e diverse, ed ognuna rappresenta un passaggio da monitorare e ottimizzare. Pensiamo soltanto agli incollaggi, ai trattamenti di superficie, alle produzioni e agli assemblaggi dei singoli componenti, alle finiture, alle diverse materie prime ecc ecc. Non è certo un lavoro semplice e neppure rapidissimo. Però, proprio per la centralità del tema, questo sarà uno dei primi elementi in cui Certottica dovrà essere protagonista.
Il pilastro successivo è quello infrastrutturale
“Più che successivo, si tratta di un pilastro progettuale contestuale ed infatti abbiamo sviluppato un piano anche per questo aspetto. La nostra sede è molto bella, era avveniristica quando è stata concepita e costruita negli anni ‘90, ma oggi necessita di aggiornamenti soprattutto sotto il profilo dell’impatto ambientale ed energetico. Noi siamo, tra l’altro, un’azienda energivora per via dei nostri laboratori. Quindi mi pare indispensabile aggiornarci in questa direzione, sia in una logica etica di sostenibilità che economica di saving. Inoltre, essendo il nostro Gruppo in crescita, necessitiamo di di nuovi e più coerenti spazi, per operare in modo contemporaneo e con la logica di project management. Perciò prevediamo di aggiornarci tecnologicamente e di armonizzare le aree interne, secondo visioni moderne di interscambio, rispetto dell’ecosistema e vivibilità. Questo significa che andremo a creare le condizioni per una migliore qualità di vita di tutti i nostri dipendenti ed accogliere con maggior spazio e qualità i laboratori già esistenti e quelli nuovi, correlati alla innovativa certificazione del ciclo di vita del prodotto, che realizzeremo nel futuro prossimo. Si tratta di un percorso che ritengo sia indispensabile proprio per segnare anche sotto l’aspetto operativo il cambio di passo che desideriamo realizzare.

Il terzo pilastro invece è l’organizzazione
“Si tratta di una componente estremamente importante. La nostra è una realtà fondamentalmente basata sulle competenze, quindi sul capitale umano. E queste devono essere messe in relazione e valorizzate nel modo migliore per poter offrire qualità e servizi di eccellenza. Conseguenza di questa visione è che la nostra matrice organizzativa va rivista e aggiornata seguendo nuove dinamiche che abbiano come scopo proprio la crescita delle competenze e le sinergie tra le migliori intelligenze, supportate da processi contemporanei, efficienti, efficaci e snelli. In questo senso, nello scorso mese di giugno, abbiamo avviato un nuovo percorso di evoluzione aziendale che mette al centro le persone e la cultura unitaria del Gruppo. Il progetto che abbiamo lanciato con il nome in codice “one company”, declinato in un programma di sessioni guidate di lavoro in Team, laboratori del cambiamento e percorsi individuali, ci consentirà nei prossimi mesi di disegnare una nuova matrice che sappia coniugare il performance management con il benessere e la crescita dei Collaboratori, in linea con le tendenze più attuali.

La nostra forza è che partiamo da una Organizzazione composta da professionisti seri, molto preparati e disponibili al cambiamento. Naturalmente, questo processo comporterà la ridefinizione di alcuni percorsi professionali, proprio per calibrare e mettere in evidenza nel modo migliore le skills di ciascuno. Tutto questo, sempre rimanendo nel tema dell’Organizzazione, si sposa con un forte incremento degli investimenti in digital trasformation che, per come la concepisco io, è uno strumento essenziale per migliorare la qualità della vita in azienda, la qualità del lavoro e perché no, la soddisfazione personale. D’altra parte rendere intelligenti, certi e veloci i processi core del nostro Gruppo, non potrà che giovare alle dinamiche interne dei nostri Collaboratori ed ai rapporti con i nostri clienti che sono il centro della nostra ragione di esistere.

Le direi che ce n’é più del dovuto già così, ma Lei ha citato anche il pilastro del network.
“Al di là del termine anglosassone, significa concentrarci anche per quello che concerne gli aspetti del marketing strategico, della comunicazione evoluta, delle partnership e dell’accrescimento della reputazione. Negli ultimi anni Certottica è stata molto focalizzata sui servizi offerti, che ovviamente resteranno al centro delle nostre attività, grazie ad investimenti e a nuove proposte alle aziende. Allo stesso tempo, però, dovremo incrementare il network delle relazioni nazionali ed internazionali al fine di coprire aree sempre più ampie di collaborazione, sia con Realtà oggi nostre partner che con altri centri di competenza e ricerca. Noi siamo una Gruppo che propone servizi a valore aggiunto molti significativi e quindi è obbligatorio guardare a ciò che ci sta attorno per crescere ed innovare, anche con scambi di know how e contaminazioni di idee, con l’obbiettivo di preservare e valorizzare una reputazione aziendale di eccellenza.

A questo punto le propongo due argomenti che sicuramente sono parte di quelle quattro colonne portanti: formazione e relazione con un mondo fatto di aziende grandi e realtà per certi versi quasi artigianali.
“Certottica ha il desiderio di essere e rimanere un hub di competenza tecnologica che deve avere in sé la capacità di interpretare in modo esatto le filiere produttive alle quali si rivolge. Le filiere del Made in Italy hanno insite alcune caratteristiche, prima fra tutte, se si esclude qualche eccezione, la dimensione del tessuto aziendale, composto prevalentemente da PMI. Nel tempo queste Realtà si sono spontaneamente messe in rete, raggruppate in meta distretti o, appunto, filiere (trent’anni fa si parlava di distretto industriale) che in termini pratici rappresentano in modo plastico tutte le competenze che servono per il prodotto: dalle materie prime alle lavorazioni specifiche, passando per i componenti ed i semilavorati. Tutto questo un tempo si sarebbe chiamata catena di subfornitura. Oggi si dovrebbe definire più come linea di super-fornitura, visto che è proprio qui che si crea il valore aggiunto del prodotto. A queste poi, per completare il concetto di filiera, si devono aggiungere le aziende che a livello industriale producono e assemblano, oltre a quelle che operano nella logistica integrata e nella distribuzione. Se ci pensiamo bene quella della filiera è una caratteristica tipica dell’Italia manifatturiera (anche in altri settori merceologici) e noi, quali hub di conoscenza, dobbiamo essere assolutamente consapevoli di questo modello: nella filiera convivono realtà piccole, talvolta piccolissime ma superspecializzate nella produzione del bello e ben fatto, a fianco medie e medio grandi.

I prodotti d’alta gamma, come quelli del made in Italy, hanno questa missione e, direi, questo destino: rappresentare la maestria artigianale abbinata ed integrata virtuosamente nei processi industriali più evoluti. Anche le grandi aziende hanno bisogno di queste super competenze, che vanno preservate e valorizzate. Alcune “corazzate” hanno anche deciso di integrarle acquisendole o, in alternativa, di avvalersene sviluppando rapporti stretti di partenariato tecnico di fornitura. Nell’insieme, in generale, si sono quindi create reti produttive in cui c’è un alto valore aggiunto. Gli esempi sono moltissimi. Peraltro, è evidente come, di fronte a scenari molto complessi, i più piccoli sono e saranno anche quelli spesso più esposti a rischio: quindi, o troveranno la via per restare centrali nella rete di fornitura o, inevitabilmente, affronteranno un percorso di marginalizzazione, che però potrebbe comportare anche la perdita complessiva delle loro specifiche competenze che, come abbiamo detto, sono cruciali per il sistema manifatturiero italiano.

Il Gruppo Certottica è al centro di questo contesto e ha il dovere di offrire servizi qualificati a supporto di piccole, medie e grandi aziende. A ciascuno dobbiamo dare ciò di cui ha necessità, nei tempi e nei modi richiesti. Dobbiamo essere flessibili, veloci, efficaci offrendo servizi alle grandi aziende che possono sceglierci o rivolgersi ad altri, cosi come alle medie ed alle piccole che trovano nel fatto di avere sul territorio un Organizzazione in grado di consentire la marcatura CE del prodotto – e nel caso specifico anche con il marchio britannico UKCA – dando alle imprese il miglior passaporto per entrare e vincere sui mercati internazionali.

C’è ancora un tema che mi piacerebbe affrontare ed è la formazione. Intesa nel senso più ampio, cioè in percorsi che insegnino alle aziende ad essere cittadine del mondo.
“Come istituto di formazione abbiamo un duplice compito che riguarda sia la formazione tecnica ad alto valore aggiunto, come ad esempio quella che viene erogata dal nostro ITS Academy, sia la formazione più ampia legata alla moderna organizzazione dei processi, del lavoro, al rafforzamento delle competenze, del capitale umano e della internazionalizzazione delle imprese. Alla luce di come sta cambiando il mondo, abbiamo pensato che anche le nostre relazioni e i nostri accordi istituzionali sul Territorio avessero la necessità di essere aggiornati ed ampliati. L’idea è nata circa un anno fa allorché l’Assessore competente della Regione del Veneto, Elena Donazzan, ha inteso convocare gli Stati Generali dell’Occhialeria (marzo 2021 ndr), che è un settore che rappresenta quasi 1000 imprese ed esprime un valore di export superiore ai 4,5 miliardi su base annua. Da quell’occasione di incontro e confronto, è stato poi tracciato il primo solco del nuovo modo di intendere le relazioni industriali ed anche la formazione, intesa come strumento per la crescita e la diffusione del sapere secondo una logica integrata, inclusiva e pensata tanto per le esigenze delle grandi dei grandi Gruppi che per le Pmi, con approccio sartoriale e di alta qualità. Si è così giunti ad un protocollo che disegna il futuro della formazione dell’eyewear nei prossimi tre-cinque anni, a livello regionale e nazionale. La nostra proposta è stata sposata sia dalle Realtà rappresentative dell’imprese artigiane che di quelle industriali, ANFAO in primis, da tutte le sigle sindacali e, naturalmente, dalla Regione del Veneto, in una logica di partnership e compartecipazione finanziaria pubblico – privata. Le parole d’ordine, oggi, per la formazione sono upskilling e reskilling continui, con grande attenzione alle nuove risorse che devono entrare nel mondo del lavoro. Siamo solo all’inizio, ovviamente, di un metodo di pianificazione evoluta ma siamo molto confidenti di essere sulla strada giusta.

Prima lei ha citato la sostenibilità del prodotto. Possiamo approfondire questo argomento?
“La prima cosa da dire è che a noi non piacciono le operazioni di green washing, il verde – magari sbiadito – a tutti i costi non ci interessa e non fa bene a nessuno. Non è quindi una questione di facciata. Il Progetto che prima ho citato e che sta nascendo sotto la guida di ANFAO è secondo noi centrale per il futuro del settore. Siamo partiti da una considerazione: molti settori nel corso degli anni sono stati assoggettati a norme anche in materia di rispetto ambientale ed ecosostenibilità. Norme europee o internazionali. È un fenomeno che sta coinvolgendo tutto il comparto produttivo, sulla spinta giusta dei consumatori che, specie nelle generazioni più giovani, sono molto sensibili a questi temi fondamentali. Il mondo dell’occhialeria prevede già diverse norme a tutela dei consumatori. Mi riferisco, ad esempio, alla a-tossicità delle vernici e dei materiali e a mille altri aspetti normativi che tutti conosciamo e rispettiamo. Sempre parlando del mondo dell’eyewear però, non è ancora stato individuato un sistema oggettivo di regole in grado di certificare il livello di sostenibilità del singolo prodotto che viene immesso in commercio. Non ancora, desidero specificare.

Ci sembra importante quindi affrontare questo aspetto, per poter arrivare un giorno a dire che il mondo della produzione dell’eyewear è capace di rispondere alle istanze di eco-compatibilità e rispetto per il Pianeta su cui viviamo. Perché quello della sopravvivenza della Terra e della vita dell’uomo è davvero un problema molto serio e proprio per questo dobbiamo fare le cose con la migliore intelligenza. La sfida, in generale, per l’Umanità è enorme: dobbiamo fare in modo che la Terra sia in grado di sostentare anche le generazioni future, in un ambiente armonico e con un clima adeguato. In questo lungo cammino anche noi dell’eyewear dobbiamo fare la nostra parte. Ci sono esempi che ci dicono che si può arrivare a produrre occhiali con un gradiente di sostenibilità di ottimo livello. È una sfida che ANFAO per prima ha deciso di accettare, affrontando il problema in anticipo rispetto a possibili imposizioni da parte di qualche Ente Regolatore. È un processo inizialmente volontario, che parte in modo innovativo dal Made in Italy ma che sarà aperto al recepimento e all’adozione da parte di tutti i produttori europei ed internazionali. Noi, oltre che co-promotori e co-finanziatori per alcune ricerche sviluppate insieme a Centri Universitari specializzati, saremo anche quelli deputati a certificare il prodotto secondo questa nuova visione vocata alla sostenibilità.

Vi assumete in ogni caso una grande responsabilità sotto questo punto di vista
“Sono d’accordo, ma è la nostra missione. Peraltro, se pensa a come si svilupperanno gli occhiali nel prossimo futuro seguendo sempre più l’integrazione fra funzioni molto differenti fra loro, si rende facilmente conto di quali spazi si apriranno per il nostro settore e di quale ruolo potrà ricoprire l’occhiale che, dobbiamo ricordarlo, è nato come ausilio medico e che già oggi è qualcosa di molto diverso, pur restando fedele alla sua funzione originaria. Pensi solo alle interazioni che stanno nascendo e che si potranno sviluppare nell’unione delle capacità di uno strumento estremamente evoluto come l’occhio umano, collegato direttamente al cervello, con altri aspetti come la miniaturizzazione dei componenti digitali nelle montature connesse, consentendo così di conoscere e vivere anche nel metaverso, in una dimensione nuova fisico-virtuale. L’occhiale servirà per vedere meglio, ma anche per vedere oltre e per pensare oltre. L’occhiale avrà quindi una grande centralità nell’innovazione tecnologica dell’essere umano.

Paradossalmente potremo fare a meno di comprare una automobile, ma non faremo a meno di acquistare un paio di occhiali “intelligenti” che rappresenteranno la wearable technology per eccellenza. Potrebbe questa evoluzione non essere accompagnata da un percorso che diffonda i principi della sostenibilità e tuteli gli esseri umani rispetto al ciclo di vita del prodotto? Noi vogliamo accompagnare l’uomo verso il futuro, in modo consapevole e rispettoso del Pianeta che lo ospita.