1946 Eyeworks, la realta’ e’ piu’ bella del sogno

Un desiderio coltivato per molti anni e poi l’opportunità di realizzarlo insieme alle persone più care della vita: i figli. Che del progetto sono forza propulsiva e creativa.

Se c’è una cosa bella nel raccontare le vicende del mondo dell’ottica è che ci si imbatte in mille storie affascinanti e spesso irripetibili. Non fa certo eccezione a questa regola il racconto che Michele Schirone, nome storico nella ottica pugliese, fa della sua azienda che produce occhiali: la”1946 eyeworks”.
Per chi abita nella terra del sole il marchio Schirone è ben conosciuto, visto che proprio in Puglia la famiglia Schirone è un nome storico del mondo dell’ottica e gestisce ben nove negozi, avendo come centro nevralgico della propria attività l’area di Barletta. Una attività iniziata nel 1946 da Nicola padre di Michele e che ancora oggi prosegue con la presenza della terza generazione imprenditoriale.

Procediamo però in ordine cronologico, facendo qualche passo indietro. Fino ai tempi della specializzazione, quando Michele Schirone insieme a due colleghi percorreva in auto la strada che divideva Barletta dall’Università.
“Eravamo ragazzi – ricorda Michele Schirone – e già allora avevo il desiderio di mettermi a produrre occhiali. L’idea per un ragazzo cresciuto in una realtà di ottici e per dei colleghi, credo che fosse del tutto normale. Ad ogni viaggio in auto ritornava questo argomento che ci vedeva tutti interessati all’idea. Poi – è sempre Schirone che racconta – una volta tornati al nostro lavoro, ci lasciavamo assorbire: dalla quotidianità delle nostre aziende di famiglia, dal lavoro, dallo studio. Così ogni pensiero, nel confronto con la realtà, evaporava. Però, quella idea l’ho sempre coltivata. Sapendo che prima o poi sarebbe arrivata l’occasione. ”Era solo questione di tempo, infatti. Il tempo necessario a far crescere i figli e lasciarli liberi di prendere le strade desiderate”. Strade che però dopo alcuni anni sono tornate a unirsi a quelle del padre.

“Mio figlio maggiore Peter – racconta Schirone – è un avvocato, che scherzosamente definisco per certi versi ”pentito”, oltre ad essere anche lui ottico optometrista. Dopo anni di professione legale seria e proficua, ha deciso che gli sarebbe piaciuto di più proseguire nel lavoro iniziato da mio padre e proseguito da me, che restare a sfogliare e consultare codici e codicilli. Dall’altra parte anche Clay, il secondo figlio trasferitosi a Milano per motivi di studio, dopo la laurea in marketing e comunicazione e dopo avere avviato la sua carriera nel capoluogo lombardo, era per certi versi solleticato dall’idea di rientrare in qualche modo nel mondo da cui arrivava. Così dopo anni di desiderio tenuto a freno, nel 2017 mi sono trovato nelle condizioni di poter proporre a loro l’idea di ampliare il nostro raggio d’azione e la nostra attività, diventando noi stessi produttori di occhiali.”

La risposta positiva dei figli non solo non si è fatta attendere, ma ha trovato una perfetta integrazione fra le professionalità di ciascuno al servizio della nuova azienda, per la quale è stato scelto un nome assolutamente evocativo dei tre quarti di secolo di esperienza che sono patrimonio aziendale:”1946 eyeworks”. Così. Mentre Peter è operativo in Puglia, affiancando il padre nelle attività aziendali, Clay ha messo a disposizione della realtà familiare la propria professionalità nella gestione del marketing e della comunicazione. Lavoro reso ancora più efficace dalla presenza di Giulia, sua compagna nel lavoro e nella vita che, grazie alla sua professione di designer, porta con sé una esperienza importante nel mondo dell’occhialeria. Giulia infatti, ha disegnato a lungo per alcuni marchi molto noti. Un ulteriore trasferimento di conoscenze che non può che essere prezioso per la ”1946 eyeworks” e il suo successo

Un aspetto che pensiamo possa essere considerato particolarmente interessante sta proprio nel ruolo che Peter e Clay Schirone ricoprono nell’azienda di famiglia. Un ruolo di primissimo piano sia sotto il profilo organizzativo sia per ciò che concerne gli aspetti commerciali e di marketing del marchio. La percezione è che si tatti d’una realtà in cui c’è una forte guida collegiale in cui i compiti sono distribuiti in base alle inclinazioni di ciascuno. A rendere questa attività per certi versi ancora più extra-ordinaria rispetto alla normalità cui siamo abituati, c’è il fatto che la ”1946 eyeworks” nasce e opera in un’area che è al di fuori fuori dall’area geografica tradizionale del mondo che produce occhiali in Italia.

“In effetti – ci spiega ancora Michele Schirone – mettersi a produrre occhiali in Puglia potrebbe sembrare un po’ strano. Per molti approvvigionamenti ad esempio, dobbiamo fare riferimento alle aree classiche dell’occhialeria. Così, i rapporti con il Cadore sono continui sia per la fornitura di componenti sia per la preparazione dei nostri dipendenti: tutti collaboratori specializzati, spesso provenienti proprio dalle aree storiche del settore. Credo però – è sempre Schirone che parla – che la scelta della zona non possa e non debba influenzare più di tanto una realtà imprenditoriale. Ritengo piuttosto che il motore di tutto sia la passione, la voglia di fare e di confrontarsi. Noi siamo attivi da tre anni ma nonostante i momenti difficili legati al Covid 19, proseguiamo lungo la nostra strada di crescita. Oggi a sceglierci non sono solo realtà italiane, ma anche estere dove stiamo incontrando, proprio per merito della nostra qualità e nella capacità di leggere e interpretare i bisogni della committenza, consensi crescenti.”

In materia di scelte e di offerta, la strategia adottata da ”1946 eyeworks” è estremamente lineare e chiara. In primo luogo la scelta di produrre occhiali in acetato e solo di prima qualità, mantenendo all’interno delle mura aziendali tutto il processo realizzativo. Così come è di prima qualità tutta la componentistica che serve a completare il prodotto. Per questo motivo si è pensato di privilegiare quella parte di mercato che fosse alla ricerca di prodotti particolari da poter offrire alla propria clientela. Da qui la scelta di realizzare prodotti ”private label”. Prodotti cioè dedicati esclusivamente ad essere gestiti sulle specifiche dell’azienda che sia alla ricerca di un occhiale del tutto particolare e di grande qualità. Il risultato è una offerta che si articola su quattro aree principali per un totale di oltre 200 modelli (forme e dimensioni) e una offera di colori molto ampia.

Le quattro linee di private label cui le aziende e gli ottici possono accedere si identificano con quattro segmenti di mercato: vintage, classica, sottile e design. A queste si aggiunge una collezione presentata pochi mesi addietro pensata invece solo per i più piccoli che si chiama Scarabocchio ed è caratterizzata da una specificità che nel mondo dell’occhiale è molto avvertita mettendosi a disposizione dei più piccoli. Infine arriverà prima dell’autunno una sesta collezione caratterizzata da un prodotto ancora più ricercato. I risultati, come abbiamo anticipato sopra sono decisamente lusinghieri e la partecipazione a fiere fra Miami, New York e Parigi ha solo ribadito l’apprezzamento verso i modelli realizzati da ”1946 eyeworks”.

“Il nostro desiderio – ci spiega ancora Michele Schirone – è mettere gli ottici nelle condizioni di poter proporre un occhiale estremamente personalizzato per creare una propria linea o brandizzare il prodotto con un proprio marchio.”
È chiaro che l’appetito vien mangiando: di conseguenza il lavoro svolto dal team degli Schirone non solo mostra una grande maniacalità lungo tutto il processo produttivo di ogni singolo occhiale, ma prevede anche la possibilità di andare verso lo studio di prodotti su specifiche richieste della clientela, così da ampliare ancora di più le possibilità di interazione con il mercato finale.

C’è però un aspetto che non sempre viene approfondito come si dovrebbe quando si parla di occhiali: ci riferiamo all’indice di difettosità e alla robustezza del prodotto che finisce sul mercato. Qui le parole di Michele Schirone sono particolarmente chiare: ”in tre anni di attività non abbiamo mai ricevuto un reso per un prodotto difettoso, una imprecisione, magari anche solo un’asta non perfetta. Nulla di nulla: questo è il frutto della scelta fatta di mantenere all’interno delle mura aziendali tutto il processo realizzativo dell’occhiale, puntando solo sulla qualità di ogni singolo passaggio. Sotto questo profilo devo dire che siamo davvero un po’ maniaci, ma i risultati ci stanno premiando.”